Fuori dal giorno
Bio
PAOLO BOLOGNA è nato a Montefiascone il 28 aprile 1956. E' studente di architettura; attore, coregista teatrale, realizza tra il 1977 e il 1980 circa 20 film sperimentali in parte proiettati all'interno degli spettacoli teatrali del gruppo «La gaia scienza» e di altri autori della postavanguardia romana. «Fuori dal giorno» è stato il suo primo lungometraggio.
Sinossi:
Il giovane Leo cerca di realizzare un film, dall'alba al tramonto di una torrida giornata estiva. Per finanziare le riprese traffica con la droga, la polizia lo scopre, tutto va a rotoli. Fuori dal giorno è una carrellata negli spazi della contemporanea (Roma), nel suo ritmo quotidiano. Personaggi assurdi e iperreali, situazioni fugaci, e rapporti duri.
Note del regista:
Realizzare questo primo lungometraggio è stata una grande avventura e non solo per me credo — con molti rischi disagi. Nella stesura della sceneggiatura e nel montaggio, ho cercato di rendere strutturali, ai fini del racconto, gli elementi linguistico-visivi. Questo non solo perchè era il racconto che meglio potevo esercitare in riprese senza eccessiva spera (l'attore costa, oppure costa lavorare sull'attore) ma anche perchè sono questi che rendono più libera la struttura stessa, e meglio indentificano la figura specifica del regista. Fuori dal giorno ha vissuto di una grande libertà. La libertà di essere poveracci. Ma intelligenti. E' la forza del cinema. E' stato completamente pensato e realizzato, materialmente, da Paolo Bologna. E' indipendente forse nel senso che il proprietario deve ancora fare i conti con i soldi che non sono a rientrati. Eppure sono due anni che se ne continua a parlare. Fuori dal giorno si è reso indipendente anche dall'art. 28 (sovvenzione minesteriale). Non è ancora oggi molto stupido il concetto con cui vengono dati quei soldi? Ma all'epoca (1980) non feci domanda per il semplice motivo che quella burocrazia (forse normale per una produzione), non uccidesse o incanalasse le energie del film. 4 Ho goduto di una grande libertà, la libertà di essere intelligente. leri, 11 luglio, Riccardo Freda mi raccontava come riusciva a fare i film in 12 giorni. «Gli americani sono stupidi, tu lo sapevi che gli americani sono una massa di cretini? Le sigarette del loro primo attore costano quanto un film che io posso girare» «Basta avere le idee chiare, basta avere il controllo totale». Per lui era una sfida con i produttori e distributori, ben contenti, per me lo è stato con le mie capacità. Sono andato troppo oltre? Mi sono preso troppe libertà nella struttura del racconto? E perchè non avrei dovuto. Non avevo interlocutori. Ho pensato ai miei simili, alle persone più sensibili, a chi può avere il coraggio di recepire una storia simile, così tangibile, così vicina a chi ha gli occhi aperti come il protagonista. Ho forzato le partiture linguistiche, ho cercato di inventare una nozione di tempo quotidiano della metropoli, ma forse ho fatto solo un film onesto. Il tempo passa. E' incredibile come l'industria del cinema italiano sia così insensibile alla possibilità di inserire nuovi talenti nel circuito commerciale. Ma forse non è vero, e «talento» è un termine generico. Si può anche avere il «talento» di non averne nessuno. Ma anche Francis Coppola è un indipendente, e come lui, tanti altri praticano un cinema di alta tecnologia industriale. «Indipendenti» significa avere un più alto controllo del film oppure essere semplicemente emarginati, non considerati dall'industria. Esistono degli interlocutori in Italia oppure bisogna cominciare ad avere il coraggio di prendersi delle responsabilità reali verso il «circuito» e più direttamente verso il pubblico, (se non altro perchè i "discorsi" degli "indipendenti" italiani risultano quanto mai vecchi e noiosi). Un pubblico che deve finire di essere soltanto quello italiano, o meglio quello italiota. Oppure «Indipendenti» significa semplicemente fare un film (ovviamente di costi molto contenuti, in percentuale, a seconda della ricchezza del paese) dove non sussista un preciso rapporto «storico» con la distribuzione, o meglio, con le spettacolarità storicamente definite delle sale, meglio dire dei terminali. La mia visione della questione è abbastanza interna all'opera piuttosto che all’«autore». Ogni film ha una sua propria esigenza e modalità realizzativa; inutile cambiare o mistificarne il percorso. In Italia forse basterebbe avere più «democrazia» nella produzione dei generi. Se non si produce «commedia» si rischia di diventare immediatamente «indipendenti», cioè anomali. (Paolo Bologna)
Regia e Sceneggiatura: Paolo Bologna
Fotografia: Roberto Meddi
Musica: Maurizio Giammarco
Suono in presa diretta: Andrea Petrucci
Montaggio: Paolo Bologna
Interpreti: Leonardo Treviglio, Ennio Fantastichini, Angelica Ippolito, Andrea Franchetti, Vinicio Diamanti, Francesco Comegna, Cloris Brosca, Massimo Mariti, Stefano Angelone, Maurizio Mattioli, Edoardo Florio, Lidia Broccolini, Ermanno Ribaudo, Sandro Labarbera.
Formato: 16 mm, colore
Durata: 80 minuti
Anno: Italia, 1980-1982