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== Enti promotore ==
== Enti promotore ==
[[File:1992 Locandina Anteprima per il Cinema Indipendente Bellaria Film Festival.jpg|miniatura|Locandina Anteprima per il cinema indipendente italiano, 1992]]COMUNE DI BELLARIA IGEA MARINA
[[File:1992 Locandina Anteprima per il Cinema Indipendente Bellaria Film Festival.jpg|miniatura|Locandina Anteprima per il cinema indipendente italiano, 1992]]COMUNE DI BELLARIA IGEA MARINA, ASSESSORATO ALLA CULTURA, MINISTERO DEL TURISMO E DELLO SPETTACOLO, REGIONE EMILIA ROMAGNA, AZIENDA DI PROMOZIONE TURISTICA DEL CIRCONDARIO DI RIMINI
 
ASSESSORATO ALLA CULTURA
 
MINISTERO DEL TURISMO E DELLO SPETTACOLO
 
REGIONE EMILIA ROMAGNA
 
AZIENDA DI PROMOZIONE TURISTICA DEL CIRCONDARIO DI RIMINI


== Comitato scientifico ==
== Comitato scientifico ==
Morando Morandini (Presidente), Antonio Bernardi (Vice Presidente), Luigi Barberini, Antonio Costa, Enrico Ghezzi, Gianfranco Miro Gori, Marzia Milanesi, Mario Sesti, Roberto Silvestri, Gianni Volpi
Morando Morandini (Presidente), Antonio Bernardi (Vice Presidente), Luigi Barberini, Antonio Costa, Enrico Ghezzi, Gianfranco Miro Gori, Marzia Milanesi, Mario Sesti, Roberto Silvestri, Gianni Volpi


== Direzione artistica ==
== Direzione ==
Luigi Barberini, Enrico Ghezzi, Morando Morandini, Gianni Volpi


== Direttore organizzativo ==
* '''Direzione artistica''': Luigi Barberini, Enrico Ghezzi, Morando Morandini, Gianni Volpi
Gianfranco Miro Gori
* '''Direttore organizzativo''': Gianfranco Miro Gori
 
* '''Segreteria e catalogo:''' Nicoletta Donati, Annamaria Gradara, Andrea Menghi
== Segreteria e catalogo ==
* '''Ufficio stampa''': Marzia Milanesi
Nicoletta Donati, Annamaria Gradara, Andrea Menghi
* '''Amministrazione e servizi tecnici''': Saverio Gori
 
== Ufficio stampa ==
Marzia Milanesi
 
== Amministrazione e servizi tecnici: ==
Saverio Gori


== Presentazione ==
== Presentazione ==
Di Antonio Bernardi
Di '''Antonio Bernardi'''


Dieci anni: buon compleanno Anteprima! Auguri dagli amici sempre più numerosi e inversamente proporzionali ai detrattori. A questa veneranda età, un festival può rischiare di diventare un’istituzione, può perdersi nella babele di rassegne in cui il cinema è venuto ad essere oggetto di culto come non mai, mentre le sale son sempre più‘ “deserte e sempre maggiormente dedite nel programmare quei pochi titoli che “tirano”. E per contro 3 era visto. t tanto spazio dedicato sui media allo spettacolo, mai, SÌ, erano viste tanto diversificate proposte spettacolari nei entri come nelle periferie. Eppure il cinema sopravvive a fatica e trova in rassegne come la nostra la forza necessaria per guardare al proprio futuro, che è futuro di idee ma anche di autori e di mezzi. E a ben vedere, l’immaginario .che si esprime nel cinema spettacolare di oggi (sia quello dichiaratamente commerciale che quello che da marginale e minore ha saputo diventare centrale), è. «prevalentemente esorcistico, nel senso’ che volutamente dimentica di essere tale e diventa volontà feroce di non affrontare il problema. Ristretto a un quotidiano povero e profondamente deturpato, si può ben dire che solo il comico (dalla variante orrifica alla demenziale) tenta ancora di esprimere una qualche interpretazione del reale. Ed allora Anteprima ’92 per coltivare la propria maturità (ma evitando di teorizzare linee di tendenza) pratica l’esplorazione ad ampio raggio di questi settori, dedicando all’ “orrore” il tema/pretesto di questa edizione e riservando alla satira un'apposita sezione. Contenuti motivatamente attuali per uno spazio che vuole comunque restare a disposizione del Cinema Indipendente e di quei giovani autori che sanno ancora porsi la questione, nell’assenza di prospettive credibili, di difendere i luoghi della propria marginalità. Anteprima afferma e diffonde questa marginalità non come ruolo consolatorio ma come luogo e identità di un ruolo che punta alla propria affermazione. Crediamo giusto sottolinearlo, al di là di ogni celebrazione e dei risultati raggiunti, come asse teorico portante della nostra rassegna. Per parte nostra l'impegno nel qualificare Anteprima senza snaturare i caratteri ma con rinnovata attenzione ai rapporti con enti e privati che possano agevolarne la crescita.
Dieci anni: buon compleanno Anteprima! Auguri dagli amici sempre più numerosi e inversamente proporzionali ai detrattori. A questa veneranda età, un festival può rischiare di diventare un’istituzione, può perdersi nella babele di rassegne in cui il cinema è venuto ad essere oggetto di culto come non mai, mentre le sale son sempre più‘ “deserte e sempre maggiormente dedite nel programmare quei pochi titoli che “tirano”. E per contro 3 era visto. t tanto spazio dedicato sui media allo spettacolo, mai, SÌ, erano viste tanto diversificate proposte spettacolari nei entri come nelle periferie. Eppure il cinema sopravvive a fatica e trova in rassegne come la nostra la forza necessaria per guardare al proprio futuro, che è futuro di idee ma anche di autori e di mezzi. E a ben vedere, l’immaginario .che si esprime nel cinema spettacolare di oggi (sia quello dichiaratamente commerciale che quello che da marginale e minore ha saputo diventare centrale), è. «prevalentemente esorcistico, nel senso’ che volutamente dimentica di essere tale e diventa volontà feroce di non affrontare il problema. Ristretto a un quotidiano povero e profondamente deturpato, si può ben dire che solo il comico (dalla variante orrifica alla demenziale) tenta ancora di esprimere una qualche interpretazione del reale. Ed allora Anteprima ’92 per coltivare la propria maturità (ma evitando di teorizzare linee di tendenza) pratica l’esplorazione ad ampio raggio di questi settori, dedicando all’ “orrore” il tema/pretesto di questa edizione e riservando alla satira un'apposita sezione. Contenuti motivatamente attuali per uno spazio che vuole comunque restare a disposizione del Cinema Indipendente e di quei giovani autori che sanno ancora porsi la questione, nell’assenza di prospettive credibili, di difendere i luoghi della propria marginalità. Anteprima afferma e diffonde questa marginalità non come ruolo consolatorio ma come luogo e identità di un ruolo che punta alla propria affermazione. Crediamo giusto sottolinearlo, al di là di ogni celebrazione e dei risultati raggiunti, come asse teorico portante della nostra rassegna. Per parte nostra l'impegno nel qualificare Anteprima senza snaturare i caratteri ma con rinnovata attenzione ai rapporti con enti e privati che possano agevolarne la crescita.


== DIECI ANNI PRIMA / SONO NATO, MA... ==
== DIECI ANNI PRIMA / SONO NATO, MA... ==
Di Enrico Ghezzi
Di '''Enrico Ghezzi'''


Si dice così nelle narrazioni, si scrive, si legge nei cartelli dei cronologici dei film: dieci anni prima. Non è “dieci anni fa”, non ci si pone nel presente da cui si parla ma, proprio come al cinema, o più “in alto” (in un punto da cui sia possibile giocare a immaginare la valle del tempo, o fingere di raccontarla), o comunque in un luogo lontano dal presente, un luogo da cui il presente appaia un punto in quel flusso parallelo (parallelo alla nostra vita che è stratificazione scultorea, corpo mutante del tempo) che è il tempo. Fedele ai suoi limiti (cinema indipendente italiano), fedele alle sue contaminazioni (cinema che in realtà vuol dire video, vuol dire frammento, vuol dire tentativo; indipendenza che può voler dire indigenza ma anche stato mentale che permette semplicemente a un autore o a un'immagine di non conservare alcuna traccia della committenza o della ricchezza che li promuovono; italiano che vuol dire anche retrospettive straniere, (che risulta scelta quasi paradossalmente elitaria, in uno spazio/tempo che d’estate è uno dei più turisticamente poliglotti e multinazionali, la costa adriatica), Anteprima è tecnicamente sempre meno un’anteprima. Sono diversi, nel territorio e nel calendario, i momenti in cui questo cinema si manifesta pubblicamente in Italia, compreso quel luogo/momento che è la televisione. Se esiste ormai un vero e proprio circuito fisso di sale/festival in tutto il mondo, attraverso cui passano nell’arco di un paio d’anni tutte o quasi tutte le produzioni d’autore (non necessariamente difficili o d’avanguardia), molte delle quali alla fine tristemente o quasi naturalmente o felicemente realizzate solo in quella distribuzione festivaliera e poi nel passaggio televisivo, lo stesso accade per il piccolo cinema e video indipendente. Paradosso pericoloso. L’incerto, il nascente, che a sua volta in qualche modo si cristallizza, gira di festival in festival, si ferma nello stato intermedio (e per questo vitale) in cui è, 0 in cui era, quando questo “esserci” si protrae troppo a lungo, come se le larve fingessero di essere farfalle. Oppure è vero anche il contrario. Il lavorìo sordamente gioioso o gioiosamente subalterno e briciolesco intrapreso da dieci anni a Bellaria (il più basso e elemosinesco dei contributi della più piccola delle reti televisive al più piccolo e indipendente dei piccoli film d’autore italiani per un passaggio tv eccede tranquillamente tutto il budget complessivo del nostro festival) ha prodotto anche un circuito di desideri non frenetici e non megalomani, di consapevolezza ora economica ora creativa che sceglie un itinerario trasversale non necessariamente e ideologicamente underground, che pratica il tempo del troppo presto troppo tardi sapendo che il cinema sta tutto in questo scarto, in questa impossibilità temporale, permettendosi di (non) invecchiare dentro di esso. Stupefacente e confortante è per esempio la costanza di Cinico Tv dei palermitani Ciprì e Maresco (che qualunque produttore cinematografico appena attento al baluginare delle immagini anche in tv dovrebbe già aver peraltro subissato di proposte), che restano fedeli alla loro infedeltà allo schema tipico del rapporto tra l’autore indipendente e l’istituzione/miraggio che è il cinema; mantenendo un rapporto con l’istituzione non-miraggio che è la tv in Italia e con il vortice di linguaggi che è la tv nel mondo; sapendo che il loro nulla lì trova il suo pubblico piccolo e enorme, il suo unico sacrificio (o martirio, o santificazione); producendo un video che è il cinema più cinema che si possa vedere oggi; secernendo una miriade di corti che può già riempire una notte intera meglio della filmografia di un autore affermato. Dieci anni prima. Dieci festival fa, 1983. A Venezia, nella famigerata sezione De Sica, c’era anche Testadura di Daniele Segre, di nuovo a Venezia quest'anno in una sezione analoga (le mattinate ...) e presenza ripetuta e apprezzata a Bellaria, anzi vincitore nel 1984 con Vite di ballatoio (e un altro nome iperbellariese, Soldini, è a Venezia con un “corto”). Nell’anno di trionfo morte risurrezione autoriale del Prenom Carmen di Godard iperpremiato dalla giuria di Bernardo Bertolucci, a Venezia 1983 c’era in concorso il Pupi Avati di Una gita scolastica, e forse a qualcuno sembrò una scelta coraggiosa. Avati è in concorso anche quest'anno, ma in concorso ci sono anche i due esordi assoluti di Grimaldi e di Martone, una scelta coraggiosa sicuramente. E questa estate delle esplosioni di Falcone e Borsellino (scriviamolo, ce lo ricorderemo) è anche quella in cui il cinema italiano (un po’ più) “giovane” sembra esplodere: molti film da selezionare, molti film nei festival, molti film ancora in produzione, molti capitali che escono a volte non si sa (0 non si vuol sapere) da dove, qualche produttore, anche molto entusiasmo. Ma è buffo leggere ancora i nomi sparsi nelle sezioni veneziane di nove anni e dieci festival “prima”. Col Centro Sperimentale (quest'anno retrospettivato qui in schegge e provini, anche stranieri e “apolidi” per fortuna) c'erano Gaudino (già con il primo Aldis, poi a Bellaria e poi di nuovo a Venezia in altri anni e altre versioni, film meteora di un decennio, che ancora blocca la gente a bocca aperta intravisto di notte in tv) e la Archibugi, con la scuola Gaumont esordivano in corto Carlei e Luchetti, veniva fischiato alla De Sica l’oscarino di dieci anni dopo Salvatores col primo film, e al primo film arrivavano anche Mazzucco e Barzini, e si vedeva un unicum come Amore tossico; Ghezzi e Giusti presentavano i caroselli d'autore col titolo di Corti comici e Corti firmati. A Bellaria aveva vinto Come dire di Fumagalli, comunque un bel titolo, una bella incertezza. Avrebbero in seguito “vinto” perfino dei cortometraggi, con scandalo dei benpensanti da regolamento. E quest’incertezza è mantenuta, come sola identità di un’ Anteprima che appunto non lo è più, che è ormai parte di un discorso diffuso. Insieme con quella sfida al desiderio di fare che si deve concentrare nel concorso dei tre minuti (sperando che anche uno solo dei “tre minuti” possa per qualcuno giustificare dieci anni di Bellaria ...?). Povero, e contaminato (lontano dal rigore obbligato della “povertà”) il “momento Bellaria” può adesso forse puntare ad essere, oltre che “rassegna”, un punto archimedeo da cui con leggerezza far “levare” in aria proposte invenzioni urli di immagini. Senza mai cadere nel ruolo terribile evocato in un film bellissimo di Ozu (nel 1932, sessant'anni prima), il ruolo del “Padre” che i figli vedono fare il giullare nel filmino familiare dell’industriale suo datore di lavoro. (Il giorno dopo padre e figli tristissimamente “si riconciliano”; noi vorremmo rimanere non riconciliati). Il titolo del film è Sono nato, ma ...
Si dice così nelle narrazioni, si scrive, si legge nei cartelli dei cronologici dei film: dieci anni prima. Non è “dieci anni fa”, non ci si pone nel presente da cui si parla ma, proprio come al cinema, o più “in alto” (in un punto da cui sia possibile giocare a immaginare la valle del tempo, o fingere di raccontarla), o comunque in un luogo lontano dal presente, un luogo da cui il presente appaia un punto in quel flusso parallelo (parallelo alla nostra vita che è stratificazione scultorea, corpo mutante del tempo) che è il tempo. Fedele ai suoi limiti (cinema indipendente italiano), fedele alle sue contaminazioni (cinema che in realtà vuol dire video, vuol dire frammento, vuol dire tentativo; indipendenza che può voler dire indigenza ma anche stato mentale che permette semplicemente a un autore o a un'immagine di non conservare alcuna traccia della committenza o della ricchezza che li promuovono; italiano che vuol dire anche retrospettive straniere, (che risulta scelta quasi paradossalmente elitaria, in uno spazio/tempo che d’estate è uno dei più turisticamente poliglotti e multinazionali, la costa adriatica), Anteprima è tecnicamente sempre meno un’anteprima. Sono diversi, nel territorio e nel calendario, i momenti in cui questo cinema si manifesta pubblicamente in Italia, compreso quel luogo/momento che è la televisione. Se esiste ormai un vero e proprio circuito fisso di sale/festival in tutto il mondo, attraverso cui passano nell’arco di un paio d’anni tutte o quasi tutte le produzioni d’autore (non necessariamente difficili o d’avanguardia), molte delle quali alla fine tristemente o quasi naturalmente o felicemente realizzate solo in quella distribuzione festivaliera e poi nel passaggio televisivo, lo stesso accade per il piccolo cinema e video indipendente. Paradosso pericoloso. L’incerto, il nascente, che a sua volta in qualche modo si cristallizza, gira di festival in festival, si ferma nello stato intermedio (e per questo vitale) in cui è, 0 in cui era, quando questo “esserci” si protrae troppo a lungo, come se le larve fingessero di essere farfalle. Oppure è vero anche il contrario. Il lavorìo sordamente gioioso o gioiosamente subalterno e briciolesco intrapreso da dieci anni a Bellaria (il più basso e elemosinesco dei contributi della più piccola delle reti televisive al più piccolo e indipendente dei piccoli film d’autore italiani per un passaggio tv eccede tranquillamente tutto il budget complessivo del nostro festival) ha prodotto anche un circuito di desideri non frenetici e non megalomani, di consapevolezza ora economica ora creativa che sceglie un itinerario trasversale non necessariamente e ideologicamente underground, che pratica il tempo del troppo presto troppo tardi sapendo che il cinema sta tutto in questo scarto, in questa impossibilità temporale, permettendosi di (non) invecchiare dentro di esso. Stupefacente e confortante è per esempio la costanza di Cinico Tv dei palermitani Ciprì e Maresco (che qualunque produttore cinematografico appena attento al baluginare delle immagini anche in tv dovrebbe già aver peraltro subissato di proposte), che restano fedeli alla loro infedeltà allo schema tipico del rapporto tra l’autore indipendente e l’istituzione/miraggio che è il cinema; mantenendo un rapporto con l’istituzione non-miraggio che è la tv in Italia e con il vortice di linguaggi che è la tv nel mondo; sapendo che il loro nulla lì trova il suo pubblico piccolo e enorme, il suo unico sacrificio (o martirio, o santificazione); producendo un video che è il cinema più cinema che si possa vedere oggi; secernendo una miriade di corti che può già riempire una notte intera meglio della filmografia di un autore affermato. Dieci anni prima. Dieci festival fa, 1983. A Venezia, nella famigerata sezione De Sica, c’era anche Testadura di Daniele Segre, di nuovo a Venezia quest'anno in una sezione analoga (le mattinate ...) e presenza ripetuta e apprezzata a Bellaria, anzi vincitore nel 1984 con Vite di ballatoio (e un altro nome iperbellariese, Soldini, è a Venezia con un “corto”). Nell’anno di trionfo morte risurrezione autoriale del Prenom Carmen di Godard iperpremiato dalla giuria di Bernardo Bertolucci, a Venezia 1983 c’era in concorso il Pupi Avati di Una gita scolastica, e forse a qualcuno sembrò una scelta coraggiosa. Avati è in concorso anche quest'anno, ma in concorso ci sono anche i due esordi assoluti di Grimaldi e di Martone, una scelta coraggiosa sicuramente. E questa estate delle esplosioni di Falcone e Borsellino (scriviamolo, ce lo ricorderemo) è anche quella in cui il cinema italiano (un po’ più) “giovane” sembra esplodere: molti film da selezionare, molti film nei festival, molti film ancora in produzione, molti capitali che escono a volte non si sa (0 non si vuol sapere) da dove, qualche produttore, anche molto entusiasmo. Ma è buffo leggere ancora i nomi sparsi nelle sezioni veneziane di nove anni e dieci festival “prima”. Col Centro Sperimentale (quest'anno retrospettivato qui in schegge e provini, anche stranieri e “apolidi” per fortuna) c'erano Gaudino (già con il primo Aldis, poi a Bellaria e poi di nuovo a Venezia in altri anni e altre versioni, film meteora di un decennio, che ancora blocca la gente a bocca aperta intravisto di notte in tv) e la Archibugi, con la scuola Gaumont esordivano in corto Carlei e Luchetti, veniva fischiato alla De Sica l’oscarino di dieci anni dopo Salvatores col primo film, e al primo film arrivavano anche Mazzucco e Barzini, e si vedeva un unicum come Amore tossico; Ghezzi e Giusti presentavano i caroselli d'autore col titolo di Corti comici e Corti firmati. A Bellaria aveva vinto Come dire di Fumagalli, comunque un bel titolo, una bella incertezza. Avrebbero in seguito “vinto” perfino dei cortometraggi, con scandalo dei benpensanti da regolamento. E quest’incertezza è mantenuta, come sola identità di un’ Anteprima che appunto non lo è più, che è ormai parte di un discorso diffuso. Insieme con quella sfida al desiderio di fare che si deve concentrare nel concorso dei tre minuti (sperando che anche uno solo dei “tre minuti” possa per qualcuno giustificare dieci anni di Bellaria ...?). Povero, e contaminato (lontano dal rigore obbligato della “povertà”) il “momento Bellaria” può adesso forse puntare ad essere, oltre che “rassegna”, un punto archimedeo da cui con leggerezza far “levare” in aria proposte invenzioni urli di immagini. Senza mai cadere nel ruolo terribile evocato in un film bellissimo di Ozu (nel 1932, sessant'anni prima), il ruolo del “Padre” che i figli vedono fare il giullare nel filmino familiare dell’industriale suo datore di lavoro. (Il giorno dopo padre e figli tristissimamente “si riconciliano”; noi vorremmo rimanere non riconciliati). Il titolo del film è Sono nato, ma ...
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== Spazio Aperto ==
== Spazio Aperto ==
Adesso invece diventiamo solidali di Alberto Riviello, Vincenzo Di Serio
Agnus dei di Domenico Maida
Alessandro Gelain fa del video di Alessandro Gelain
L'altra casa di Fabio Ferracane
Ancestral di Marco Gasparino
L'archeologia di Annalisa Manfredi
L'ateo furore dello svenire di Federico Nobili
La bambola di pietra di Marcello Benvenuti, Paolo Matassini
C'era una volta Sergio di Stefano Jacurti
Carie di Mauro Santini
Caro Theo di Giuseppe Selva
Chi era Piripicchio di Daniele Cascella
Chiaroscuri di un ritratto di Lola Bonora, Anna Quarzi
Come sei calzini a bagno in un cantino di plastica rosa di Mauro Santini
Con chi di Marco Zaffaroni
Con il vento tra i capelli di L.M. La Torre
Concerto per ottoni di Enzo Perriello
Dall'altra parte del mondo di Stefania Rossiello
Davide e Sandra di Andrea Giuliani
Demetrio di Manfredi Perrone
Double spirit di Antonello Costa
Driver di Nello Reitano
Epitaffio 78 di Sergio Porro
Estensione e forma di Carlo Ampollini
Eucaristia di Andrea Minoglio
Event di Salvo Calì
Favola e mito, eroi della piazza di Ugo Buonamici
Frankenstein di Sergio Porro
Gente di carta di Paola D’Ignazi
Himmer di Augusto Panebarco De Meo
IDRA - CONQUISTA - NUMERI - DESIRÉE - IL MOSTRO DELL' OSCURITA’ di Roberto Ortolani
L'immagine sull'acqua di Giuseppe De Felici
Insieme contro l'aids di Max Chicco
Io, l'arte di Mimmo Avellis
It's no easy to be a can di Gianni Lamberti
Korkah di Giuseppe Moschella
La peur di Fabio Ferracane
Il lago rosso di Filippo Bettelli
Lesso di Giorgio Comaschi
Letizia di Giampaolo Marzi
Merry Christmas di Pier Paolo Dainelli
Merry Junkies di Stefano Vallicelli, Daniele Rossi
Mi' sorella di Marcello Savio, Aldo Tota
Millimetri di Gianni Peconio
Movimenti di azione mentale di Silvana Martina
Mozart le protesi della memoria di Giorgio Fabbri Casadei
Il muro di Stefano Alberghi
Nel segreto dell'urna di Alberto Anile
Noi non siamo soli di Sebastiano Severi
Nulla di meglio da fare di Andrea Mordenti
Il pepe verde di Giuseppe Moschella
Per Elisa di Brunella Audello, Vittorio Dabbene
La ricerca di Gerardo Di Cola
Il rito dei serpari di Domenico Di Vitto
RNST di Federica Mancini
Rugiada d'autunno di Pier Paolo Dainelli
Le scure di Raskolnikov di Giorgio Fabbri Casadei, Massimo Semprini
Se io fossi un'altra di Marcello Casarini
Il secondo principio di Anna Vicari, Gerardo Di Cola
Sentita di Licia Bonfatti Sabbioni
Sexi chiquita di Silvana Martina
Shampoo di Franco Nardella
I sogni di Emma di Brunella Audello, Vittorio Dabbene
Sospesi a un filo di Enzo Mercuri
Spazzatura news di Roberto Burchielli
Lo spirito manda a dire di Gianmichele Candelise
La struttura nascosta di Marco Zerbola
Te lo dicono sempre di Valerio Aiolli
Teatro Petruzzelli (1903-1991) di Pio Schena
Testamento d'aprile di Claudio Sorgi
Tetralogia di "Io" di Marcello Cava, Giuseppe Zimmardi
The skull di Giovanni Possemato
Transylvania di Vanni Perrone
Tregenda di Nicola Lombardi
L'ultima cena di Giancarlo Campagnani
L'uomo che cammina di Andrea Lioy
Vagula et blandula di Chiara Pavoni
La vedetta di Gianfranco Anzalone, Umberto De Paola


La via nel riso di Werner Eckl
* [[Adesso invece diventiamo solidali]] di Alberto Riviello, Vincenzo Di Serio
* [[Agnus dei]] di Domenico Maida
* [[Alessandro Gelain fa del video]] di Alessandro Gelain
* [[L'altra casa]] di Fabio Ferracane
* [[Ancestral]] di Marco Gasparino
* [[L'archeologia]] di Annalisa Manfredi
* [[L'ateo furore dello svenire]] di Federico Nobili
* [[La bambola di pietra]] di Marcello Benvenuti, Paolo Matassini
* [[C'era una volta Sergio]] di Stefano Jacurti
* [[Carie]] di Mauro Santini
* [[Caro Theo]] di Giuseppe Selva
* [[Chi era Piripicchio]] di Daniele Cascella
* [[Chiaroscuri di un ritratto]] di Lola Bonora, Anna Quarzi
* [[Come sei calzini a bagno in un cantino di plastica rosa]] di Mauro Santini
* [[Con chi]] di Marco Zaffaroni
* [[Con il vento tra i capelli]] di L.M. La Torre
* [[Concerto per ottoni]] di Enzo Perriello
* [[Dall'altra parte del mondo]] di Stefania Rossiello
* [[Davide e Sandra]] di Andrea Giuliani
* [[Demetrio]] di Manfredi Perrone
* [[Double spirit]] di Antonello Costa
* [[Driver]] di Nello Reitano
* [[Epitaffio 78]] di Sergio Porro
* [[Estensione e forma]] di Carlo Ampollini
* [[Eucaristia]] di Andrea Minoglio
* [[Event]] di Salvo Calì
* [[Favola e mito, eroi della piazza]] di Ugo Buonamici
* [[Frankenstein]] di Sergio Porro
* [[Gente di carta]] di Paola D’Ignazi
* [[Himmer]] di Augusto Panebarco De Meo
* [[IDRA - CONQUISTA - NUMERI - DESIRÉE - IL MOSTRO DELL' OSCURITA’]] di Roberto Ortolani
* [[L'immagine sull'acqua]] di Giuseppe De Felici
* [[Insieme contro l'aids]] di Max Chicco
* [[Io, l'arte]] di Mimmo Avellis
* [[It's no easy to be a can]] di Gianni Lamberti
* [[Korkah]] di Giuseppe Moschella
* [[La peur]] di Fabio Ferracane
* [[Il lago rosso]] di Filippo Bettelli
* [[Lesso]] di Giorgio Comaschi
* [[Letizia]] di Giampaolo Marzi
* [[Merry Christmas]] di Pier Paolo Dainelli
* [[Merry Junkies]] di Stefano Vallicelli, Daniele Rossi
* [[Mi' sorella]] di Marcello Savio, Aldo Tota
* [[Millimetri]] di Gianni Peconio
* [[Movimenti di azione mentale]] di Silvana Martina
* [[Mozart le protesi della memoria]] di Giorgio Fabbri Casadei
* [[Il muro]] di Stefano Alberghi
* [[Nel segreto dell'urna]] di Alberto Anile
* [[Noi non siamo soli]] di Sebastiano Severi
* [[Nulla di meglio da fare]] di Andrea Mordenti
* [[Il pepe verde]] di Giuseppe Moschella
* [[Per Elisa]] di Brunella Audello, Vittorio Dabbene
* [[La ricerca]] di Gerardo Di Cola
* [[Il rito dei serpari]] di Domenico Di Vitto
* [[RNST]] di Federica Mancini
* [[Rugiada d'autunno]] di Pier Paolo Dainelli
* [[Le scure di Raskolnikov]] di Giorgio Fabbri Casadei, Massimo Semprini
* [[Se io fossi un'altra]] di Marcello Casarini
* [[Il secondo principio]] di Anna Vicari, Gerardo Di Cola
* [[Sentita]] di Licia Bonfatti Sabbioni
* [[Sexi chiquita]] di Silvana Martina
* [[Shampoo]] di Franco Nardella
* [[I sogni]] di Emma di Brunella Audello, Vittorio Dabbene
* [[Sospesi a un filo]] di Enzo Mercuri
* [[Spazzatura news]] di Roberto Burchielli
* [[Lo spirito manda a dire]] di Gianmichele Candelise
* [[La struttura nascosta]] di Marco Zerbola
* [[Te lo dicono sempre]] di Valerio Aiolli
* [[Teatro Petruzzelli (1903-1991)]] di Pio Schena
* [[Testamento d'aprile]] di Claudio Sorgi
* [[Tetralogia di "Io"]] di Marcello Cava, Giuseppe Zimmardi
* [[The skull]] di Giovanni Possemato
* [[Transylvania]] di Vanni Perrone
* [[Tregenda]] di Nicola Lombardi
* [[L'ultima cena]] di Giancarlo Campagnani
* [[L'uomo che cammina]] di Andrea Lioy
* [[Vagula et blandula]] di Chiara Pavoni
* [[La vedetta]] di Gianfranco Anzalone, Umberto De Paola
* [[La via nel riso]] di Werner Eckl
* [[Video lancio story]] di Gabriele Coassin, Raffaele Boccia
* [[Voci di pietra]] di Catherine Mc Gilvray
* [[Volete andarvene anche voi?]] di Angelo Tantaro


Video lancio story di Gabriele Coassin, Raffaele Boccia
== Premi ==


Voci di pietra di Catherine Mc Gilvray
* '''Premio Casa Rossa''' al miglior film indipendente dell'anno a [[Uova di garofano]] di Silvano Agosti
* '''Gabbiano d'oro''' a [[Il vecchio dentro]] di Antonio Rezza
* '''Gabbiano d'argento''' '''Odeon TV''' a [[La casa rosa]] di Roberta Brambilla
* '''Premio APT''' al miglior film sulla Metropoli balneare a [[Gran bordel]] di Giovanni Mazzanti
* '''Concorso Tre minuti a tema fisso - Orrore''' a ''Costanza'' di Pietro Balla, ''Fetus'' di Paolo Doppieri e ''Cosanostra'' di Francesco Montelli


Volete andarvene anche voi? di Angelo Tantaro
[[Categoria:Edizione]]
[[Categoria:Edizione]]
[[Categoria:1992]]
[[Categoria:1992]]

Versione attuale delle 06:16, 13 mag 2025

Enti promotore

Locandina Anteprima per il cinema indipendente italiano, 1992

COMUNE DI BELLARIA IGEA MARINA, ASSESSORATO ALLA CULTURA, MINISTERO DEL TURISMO E DELLO SPETTACOLO, REGIONE EMILIA ROMAGNA, AZIENDA DI PROMOZIONE TURISTICA DEL CIRCONDARIO DI RIMINI

Comitato scientifico

Morando Morandini (Presidente), Antonio Bernardi (Vice Presidente), Luigi Barberini, Antonio Costa, Enrico Ghezzi, Gianfranco Miro Gori, Marzia Milanesi, Mario Sesti, Roberto Silvestri, Gianni Volpi

Direzione

  • Direzione artistica: Luigi Barberini, Enrico Ghezzi, Morando Morandini, Gianni Volpi
  • Direttore organizzativo: Gianfranco Miro Gori
  • Segreteria e catalogo: Nicoletta Donati, Annamaria Gradara, Andrea Menghi
  • Ufficio stampa: Marzia Milanesi
  • Amministrazione e servizi tecnici: Saverio Gori

Presentazione

Di Antonio Bernardi

Dieci anni: buon compleanno Anteprima! Auguri dagli amici sempre più numerosi e inversamente proporzionali ai detrattori. A questa veneranda età, un festival può rischiare di diventare un’istituzione, può perdersi nella babele di rassegne in cui il cinema è venuto ad essere oggetto di culto come non mai, mentre le sale son sempre più‘ “deserte e sempre maggiormente dedite nel programmare quei pochi titoli che “tirano”. E per contro 3 era visto. t tanto spazio dedicato sui media allo spettacolo, mai, SÌ, erano viste tanto diversificate proposte spettacolari nei entri come nelle periferie. Eppure il cinema sopravvive a fatica e trova in rassegne come la nostra la forza necessaria per guardare al proprio futuro, che è futuro di idee ma anche di autori e di mezzi. E a ben vedere, l’immaginario .che si esprime nel cinema spettacolare di oggi (sia quello dichiaratamente commerciale che quello che da marginale e minore ha saputo diventare centrale), è. «prevalentemente esorcistico, nel senso’ che volutamente dimentica di essere tale e diventa volontà feroce di non affrontare il problema. Ristretto a un quotidiano povero e profondamente deturpato, si può ben dire che solo il comico (dalla variante orrifica alla demenziale) tenta ancora di esprimere una qualche interpretazione del reale. Ed allora Anteprima ’92 per coltivare la propria maturità (ma evitando di teorizzare linee di tendenza) pratica l’esplorazione ad ampio raggio di questi settori, dedicando all’ “orrore” il tema/pretesto di questa edizione e riservando alla satira un'apposita sezione. Contenuti motivatamente attuali per uno spazio che vuole comunque restare a disposizione del Cinema Indipendente e di quei giovani autori che sanno ancora porsi la questione, nell’assenza di prospettive credibili, di difendere i luoghi della propria marginalità. Anteprima afferma e diffonde questa marginalità non come ruolo consolatorio ma come luogo e identità di un ruolo che punta alla propria affermazione. Crediamo giusto sottolinearlo, al di là di ogni celebrazione e dei risultati raggiunti, come asse teorico portante della nostra rassegna. Per parte nostra l'impegno nel qualificare Anteprima senza snaturare i caratteri ma con rinnovata attenzione ai rapporti con enti e privati che possano agevolarne la crescita.

DIECI ANNI PRIMA / SONO NATO, MA...

Di Enrico Ghezzi

Si dice così nelle narrazioni, si scrive, si legge nei cartelli dei cronologici dei film: dieci anni prima. Non è “dieci anni fa”, non ci si pone nel presente da cui si parla ma, proprio come al cinema, o più “in alto” (in un punto da cui sia possibile giocare a immaginare la valle del tempo, o fingere di raccontarla), o comunque in un luogo lontano dal presente, un luogo da cui il presente appaia un punto in quel flusso parallelo (parallelo alla nostra vita che è stratificazione scultorea, corpo mutante del tempo) che è il tempo. Fedele ai suoi limiti (cinema indipendente italiano), fedele alle sue contaminazioni (cinema che in realtà vuol dire video, vuol dire frammento, vuol dire tentativo; indipendenza che può voler dire indigenza ma anche stato mentale che permette semplicemente a un autore o a un'immagine di non conservare alcuna traccia della committenza o della ricchezza che li promuovono; italiano che vuol dire anche retrospettive straniere, (che risulta scelta quasi paradossalmente elitaria, in uno spazio/tempo che d’estate è uno dei più turisticamente poliglotti e multinazionali, la costa adriatica), Anteprima è tecnicamente sempre meno un’anteprima. Sono diversi, nel territorio e nel calendario, i momenti in cui questo cinema si manifesta pubblicamente in Italia, compreso quel luogo/momento che è la televisione. Se esiste ormai un vero e proprio circuito fisso di sale/festival in tutto il mondo, attraverso cui passano nell’arco di un paio d’anni tutte o quasi tutte le produzioni d’autore (non necessariamente difficili o d’avanguardia), molte delle quali alla fine tristemente o quasi naturalmente o felicemente realizzate solo in quella distribuzione festivaliera e poi nel passaggio televisivo, lo stesso accade per il piccolo cinema e video indipendente. Paradosso pericoloso. L’incerto, il nascente, che a sua volta in qualche modo si cristallizza, gira di festival in festival, si ferma nello stato intermedio (e per questo vitale) in cui è, 0 in cui era, quando questo “esserci” si protrae troppo a lungo, come se le larve fingessero di essere farfalle. Oppure è vero anche il contrario. Il lavorìo sordamente gioioso o gioiosamente subalterno e briciolesco intrapreso da dieci anni a Bellaria (il più basso e elemosinesco dei contributi della più piccola delle reti televisive al più piccolo e indipendente dei piccoli film d’autore italiani per un passaggio tv eccede tranquillamente tutto il budget complessivo del nostro festival) ha prodotto anche un circuito di desideri non frenetici e non megalomani, di consapevolezza ora economica ora creativa che sceglie un itinerario trasversale non necessariamente e ideologicamente underground, che pratica il tempo del troppo presto troppo tardi sapendo che il cinema sta tutto in questo scarto, in questa impossibilità temporale, permettendosi di (non) invecchiare dentro di esso. Stupefacente e confortante è per esempio la costanza di Cinico Tv dei palermitani Ciprì e Maresco (che qualunque produttore cinematografico appena attento al baluginare delle immagini anche in tv dovrebbe già aver peraltro subissato di proposte), che restano fedeli alla loro infedeltà allo schema tipico del rapporto tra l’autore indipendente e l’istituzione/miraggio che è il cinema; mantenendo un rapporto con l’istituzione non-miraggio che è la tv in Italia e con il vortice di linguaggi che è la tv nel mondo; sapendo che il loro nulla lì trova il suo pubblico piccolo e enorme, il suo unico sacrificio (o martirio, o santificazione); producendo un video che è il cinema più cinema che si possa vedere oggi; secernendo una miriade di corti che può già riempire una notte intera meglio della filmografia di un autore affermato. Dieci anni prima. Dieci festival fa, 1983. A Venezia, nella famigerata sezione De Sica, c’era anche Testadura di Daniele Segre, di nuovo a Venezia quest'anno in una sezione analoga (le mattinate ...) e presenza ripetuta e apprezzata a Bellaria, anzi vincitore nel 1984 con Vite di ballatoio (e un altro nome iperbellariese, Soldini, è a Venezia con un “corto”). Nell’anno di trionfo morte risurrezione autoriale del Prenom Carmen di Godard iperpremiato dalla giuria di Bernardo Bertolucci, a Venezia 1983 c’era in concorso il Pupi Avati di Una gita scolastica, e forse a qualcuno sembrò una scelta coraggiosa. Avati è in concorso anche quest'anno, ma in concorso ci sono anche i due esordi assoluti di Grimaldi e di Martone, una scelta coraggiosa sicuramente. E questa estate delle esplosioni di Falcone e Borsellino (scriviamolo, ce lo ricorderemo) è anche quella in cui il cinema italiano (un po’ più) “giovane” sembra esplodere: molti film da selezionare, molti film nei festival, molti film ancora in produzione, molti capitali che escono a volte non si sa (0 non si vuol sapere) da dove, qualche produttore, anche molto entusiasmo. Ma è buffo leggere ancora i nomi sparsi nelle sezioni veneziane di nove anni e dieci festival “prima”. Col Centro Sperimentale (quest'anno retrospettivato qui in schegge e provini, anche stranieri e “apolidi” per fortuna) c'erano Gaudino (già con il primo Aldis, poi a Bellaria e poi di nuovo a Venezia in altri anni e altre versioni, film meteora di un decennio, che ancora blocca la gente a bocca aperta intravisto di notte in tv) e la Archibugi, con la scuola Gaumont esordivano in corto Carlei e Luchetti, veniva fischiato alla De Sica l’oscarino di dieci anni dopo Salvatores col primo film, e al primo film arrivavano anche Mazzucco e Barzini, e si vedeva un unicum come Amore tossico; Ghezzi e Giusti presentavano i caroselli d'autore col titolo di Corti comici e Corti firmati. A Bellaria aveva vinto Come dire di Fumagalli, comunque un bel titolo, una bella incertezza. Avrebbero in seguito “vinto” perfino dei cortometraggi, con scandalo dei benpensanti da regolamento. E quest’incertezza è mantenuta, come sola identità di un’ Anteprima che appunto non lo è più, che è ormai parte di un discorso diffuso. Insieme con quella sfida al desiderio di fare che si deve concentrare nel concorso dei tre minuti (sperando che anche uno solo dei “tre minuti” possa per qualcuno giustificare dieci anni di Bellaria ...?). Povero, e contaminato (lontano dal rigore obbligato della “povertà”) il “momento Bellaria” può adesso forse puntare ad essere, oltre che “rassegna”, un punto archimedeo da cui con leggerezza far “levare” in aria proposte invenzioni urli di immagini. Senza mai cadere nel ruolo terribile evocato in un film bellissimo di Ozu (nel 1932, sessant'anni prima), il ruolo del “Padre” che i figli vedono fare il giullare nel filmino familiare dell’industriale suo datore di lavoro. (Il giorno dopo padre e figli tristissimamente “si riconciliano”; noi vorremmo rimanere non riconciliati). Il titolo del film è Sono nato, ma ...

Concorso Anteprima

Premio casa rossa

Sguardi

Concorso 3 minuti a tema fisso (orrore)

  • I tre coltelli di Claudio Alberti
  • L’urlo di Alessandro Amaducci
  • Risvegli di Alberto Anile
  • Horror vacui di Gianfranco Anzalone, Umberto De Paola
  • Costanza di Pietro Balla
  • Senza notizie di Carlo Beltrami, Gianni Beltrami
  • Death watch di Alain Bichon
  • Verrà la morte di Alain Bichon
  • Notte di Luca Bottoni
  • Mommy di Marco Bragaglia
  • Il vuoto di Marco Caldiron
  • Per un’ora d'amore di Giancarlo Campagnani
  • Il bacio di Umberto Cantone
  • Il girotondo di Daniele Cascella
  • Quotidiano metropolitano di Emanuele Chiappa, Fabio Ferrari
  • Silenziose carogne rapaci di Francesco Colonnelli
  • Vanno e vengono di Alfonso Cometti
  • L’orrore di Nicola Coppo, Andrea Saccardo
  • Confessioni di Luigi Corsetti, Nadia Savoldelli
  • Afa di Alessandra Cozzolino
  • Ad libitum di Salvo Cuccia
  • Ti amo ti sbrano di Paolo Curtoni
  • Lord Byron di Carlo Da Prato
  • Miriam di Dario Dalboni
  • No thing di Anselmo De Filippis
  • Fetus di Paolo Doppieri
  • Quattro milioni di italiani non dormono di Luca Faggioli
  • Horroroma di Gianni Farina
  • Caso clinico di degenza illimitata di Marco Fontana
  • Orrore di Silvana Furfari
  • Merda di Francesco Gabellini
  • Nature 01 di Enzo Genesini
  • Dylan Dog di Elio Gentile
  • Il gobbo di Stefano Giottoli, Daniele Rossi
  • Assassinio allo specchio del gruppo Coltelli a Scatti
  • Sogno 625 di Giorgio Jerman
  • La linea spezzata di Nicola Lombardi
  • I love video di Fabio Maiello
  • Orrore umano di Silvana Martina
  • Il dono di Giovanni Matarazzo
  • L'ultima notte di Andrea Minoglio
  • Cosanostra di Francesco Montelli
  • Una notte rumorosa di Massimiliano Moretti
  • La passione della carne di Maria Giannina Mura
  • Niente di serio di Roberto Ongaro
  • Sabbie di Benedetto Parisi
  • Ho visto un uomo e una donna di Lorenzo Perrone
  • Ogni tre minuti nel mondo di Lorenzo Perrone
  • Precordi di Monica Petracci, Giovanna Zanchini
  • Beautiful di Valter Pietrantozzi, Marco Pipere
  • Drilling di Maurizio Pleuteri
  • Metaphor di Sergio Porro
  • Cuore di mamma di Marco Pozzi
  • Eros di Alberto Pucci
  • Rex tremendae di Raffaele Rago
  • Maiali di Antonio Recchioni, Massimo Ventura
  • Il vampiro di Daniela Robuschi
  • La cosa reale di Giancarlo Rolandi
  • Il look intelligente di Daniele Rossi, A. Trossero, B. Fabbri
  • Traumax di Marco Saccani
  • Volevamo Biancaneve di Stefano Saccomani
  • Visioni di Fabio Salerno
  • Horror vacui di Schermo Bianco
  • Il racconto dei testimoni di Schermo Bianco
  • Sulla strada di Schermo Bianco
  • Voodoo? di Alberto Senini, Luca Elmi
  • Effetto Italia di Claudio Serughetti
  • Fetidissima stercora mundi di Claudio Serughetti
  • Videomostri di Giovanni Spada
  • Progetti Futuri di William Strali
  • L’orrore di Davide Troncossi
  • Ritratt... ilo di Romano Usai
  • Blatta circa horror di Ageo Valdesalici, Benedetto Valdesalici
  • HDTV di Suka
  • Senza titolo di Alberto Zabban, Paolo Soravia
  • TVC 15 di Guglielmo Zanette
  • Samantha (the killing dream) di Maurizio Zoffoli
  • La cucina di Nerio Zonca, Graziano Genoni

Concorso metropoli balneare

Concorso una lacrima sul riso

  • Fil Rouge di Giuseppe Ascione, Domenico Lazzaro
  • Americani e tedeschi conquistano un prezioso lembo di terra di Lido Bettarini
  • Il signor Pantaleoni e signora Vanda arrivano a
  • Firenze di Lido Bettarini
  • Mommy di Marco Bragaglia
  • Ciao Mamma di Francesco Caligiuri
  • L'intervista (scoop) di Francesco Caligiuri
  • Repertorio facoltativo (ovvero non tocchi quel tasto) di Francesco Caligiuri
  • Telesantalucia di Domenico Ciruzzi
  • Prossima fermata Rimini di Giorgio Comaschi, Camilla Missio
  • Drinker di Enzo D’Alò
  • Felice e la signora Federici di Anna Di Francisca
  • Felice e le domestiche di Anna Di Francisca
  • ZZZZ di Stefano Dongetti, Alessandro Coleschi
  • Il campione di Guglielmo Finazzer
  • La pantetilica di Guglielmo Finazzer
  • Attenti a quei tre di Gianluca Greco
  • La ballata dell’impiccato di Francesco Lanza
  • Controspot di Francesco Mazzuoli
  • Paradise spot di William Molducci
  • Il grande mare di Maurizio Mosetti
  • Extracomunitari: duepertrenta di Marco Pozzi
  • La leggenda del bambino Gesù di Virgilio Prosperi
  • Tele Santacrocifissa - Intervallo di Virgilio Prosperi
  • Una lacrima... sul riso di Alberto Pucci
  • Communist... il sogno di una cosa di David Riondino, Antonio Catania
  • Gioia di vivere di Marco Riva, Stefano Amadori
  • Ombre e rivoluzione di Marco Riva, Stefano Amadori
  • Il gobbo di Daniele Rossi, Stefano Giottoli
  • Il look intelligente di Daniele Rossi, A. Trossero, B. Fabbri
  • Traumax di Marco Saccani
  • Altrove negli alberi un soffio di Dominique Smersu
  • Soltanto amore di TNT Productions
  • Gilberto Zucocec e la sua vita di Gianfranco Tondini, Danilo Conti
  • Rerum vulgarium fragmenta CXXXIV di Massimiliano Valli
  • La finta di Alberto Zabban, Paolo Soravia
  • Chieti di Guglielmo Zanette

Retrospettiva il centro sperimentale di cinematografia

  • Ormai è l’alba (1952) di Riccardo Pazzaglia
  • Passeggiata di buon mattino (1953) di Folco Quilici
  • Roma ‘38 (1954) di Sergio Capogna
  • Provino di Claudia Cardinale (1957)
  • Il nemico (1958) di Gianfranco Mingozzi
  • Appunti di regia sul corso di Luigi Comencini (1959)
  • Giovanna dei macelli (1960) di Laura Di Nola
  • Incontro di notte (o Antiorfeo) (1960) di Liliana Cavani
  • La colpa e la pena (1961) di Marco Bellocchio
  • Étude (1961) di Istvan Gaal
  • Danza macabra (1962) di Gustavo Dahl
  • La veglia (1962) di Silvano Agosti
  • Uno due e tre (1966) di Emidio Greco
  • Comitati politici (1971) di Gianni Baratto, Luca Bramanti
  • In punto di morte (1971) di Mario Garriba
  • Merci Mariù (1974) di Vito Zagarrio
  • Anais Nin: pagine dal diario (1978) di Giorgia De Negri
  • L'origine della notte e della luna (1978) di un gruppo di lavoro del CSC
  • La guerra appena finita (1983)di Francesca Archibugi
  • Attraverso lo specchio (1987)di Massimo Martella, Gianluca Greco
  • Riflessi (1987) di Mohamed Haidyr Majeed, Gianfranco Isernia
  • Pas-ta-shoot-ah! (1987) di Maurizio Forestieri
  • Sintonie notturne (1987) di Massimo Martella
  • Tre scherzi per viola (1987) di Alberto D'Amico
  • Volo vivace (1989) di Francesco Martini
  • Piazza del Popolo (1990) di Federico Ramundo
  • Roma intorno a Roma (1990) di Carlo Sparanero
  • Scacco al re (1990) di Marilisa Calò
  • Ciuff ciuff (1990) di Francesco Martini
  • Sniff-sniff scratch-scratch (1990) di Max Forestieri
  • Vacanze d’ Egitto (1990) di Gianfranco Pannone
  • Dettagli di cera (1991) di Mariano Lamberti
  • Parigi 900 (1991) di Francesca Ravello De Santis
  • Permesso di soggiorno (1991) di Andrea Gropplero
  • La vasca (1991) di Michele Rovini

Il terzo occhio

Un'esperienza didattica presso l'Archivio del cinema indipendente italiano. A cura dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Bellaria-Igea Marina.

Il Terzo Occhio è quello che ci nasce dentro, ogni qualvolta appoggiamo lo sguardo su una macchina da ripresa con l’intenzione di raccontare una Storia Un filtro, un modo di vedere le cose distaccato e personale, che può diventare una lama affilatissima, capace di ritagliare dalla realtà quotidiana tante storie di altissimo contenuto drammatico. Nel suo primo anno di attività, il laboratorio ha voluto esplorare i codici di questo narrare iconico; una sorta di alfabetizzazione di base sulla quale sviluppare i percorsi futuri. Il percorso didattico proposto, oltre ad analizzare le regole grammaticali e sintattiche del linguaggio video, prevedeva una serie di provocazioni atte a stimolare la personale elaborazione di idee-film da parte dei partecipanti. Il laboratorio è quindi diventato nella parte finale uno spazio proposta, un punto d’incontro dove esporre liberamente i propri progetti di documentazione o i propri dubbi di percorso. Quindici partecipanti, sette soggetti presentati, dei quali tre sono diventati prodotti video, che abbiamo il piacere di presentare all’attenzione de pubblico di Anteprima come contributo tangibile e risultato a breve termine del nostro lavoro, che continuerà nei prossimi anni, alla ricerca di quegli elementi che possono determinare la buona riuscita comunicativa, drammatica ed emozionale di un racconto.

Di Paolo Mantelli, responsabile del laboratorio.

Spazio Aperto

Premi

  • Premio Casa Rossa al miglior film indipendente dell'anno a Uova di garofano di Silvano Agosti
  • Gabbiano d'oro a Il vecchio dentro di Antonio Rezza
  • Gabbiano d'argento Odeon TV a La casa rosa di Roberta Brambilla
  • Premio APT al miglior film sulla Metropoli balneare a Gran bordel di Giovanni Mazzanti
  • Concorso Tre minuti a tema fisso - Orrore a Costanza di Pietro Balla, Fetus di Paolo Doppieri e Cosanostra di Francesco Montelli