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[[File:2008 Locandina Bellaria Film Festival.jpg|miniatura|Locandina Bellaria Film Festival, Anteprima Doc, 2008]] | == Enti promotori == | ||
Comune di Bellaria Igea Marina, Assessorato alla Cultura, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Direzione generale per il cinema, Regione Emilia Romagna, Provincia di Rimini, Associazione Close-Up | |||
=== Direzione === | |||
[[File:2008 Locandina Bellaria Film Festival.jpg|miniatura|Locandina Bellaria Film Festival, Anteprima Doc, 2008]]Direzione artistica | |||
Fabrizio Grosoli | |||
=== Direzione organizzativa === | |||
Michela Mercuri | |||
=== Segreteria, ricerca film e ospitalità === | |||
Cristiana Agostini, Nicoletta Casali, Sara Pierantozzi | |||
=== Ufficio Stampa === | |||
Catia Donini, Barbara Perversi | |||
=== Catalogo === | |||
Giorgia Brianzoli, Antonio Tolo | |||
=== Immagine di copertina === | |||
Lorenzo Mattotti | |||
=== Sigla === | |||
Alessio Fattori con musica originale di Sergio Loggia | |||
=== Proiezioni === | |||
Bruno Miselli, Angela Miselli, Ugo Baracchi, Marco Davolio | |||
== PRESENTAZIONE == | |||
È motivo di grande soddisfazione ritrovarsi anche quest'anno, qui a Bellaria Igea Marina, per festeggiare assieme il cinema italiano Indipendente. Non è un caso se cl riferiamo al cinema italiano tout-court: riteniamo, Infatti, che il documentario, oggi, sia la forma d'espressione cinematografica più adatta (e libera) per raccontare e interpretare i cambiamenti in atto nel mondo. È il cinema della realtà, che, avvicinandoci e mostrandoci senza giudizi precostituiti le cose e i fenomeni di una società che ci appare sempre più frequentemente caotica, insensata, incomprensibile, ci fornisce le chiavi di lettura per riconoscerla, comprenderla, cambiarla. La stessa attualità di queste ore, in qualche modo, sembra confermarcelo: a Cannes hanno ricevuto riconoscimenti importanti due film italiani (di “finzione”, certo, ma) che fanno dell'attenzione verso temi sociali e del linguaggio asciutto mutuato dal cinema della realtà i loro punti di forza: Gomorra e Il divo. Noi a Bellaria Igea Marina abbiamo avuto la fortuna (e forse l'intuito e la capacità di riconoscere | talenti, quando li incrociamo) di aver premiato in passato sia Matteo Garrone che Paolo Sorrentino, vincitori entrambi del Premio Casa Rossa. L'ennesima conferma per un festival come il nostro che vuole essere ancora e sempre “Anteprima”, Detto questo, il menù che il direttore Grosoli ha preparato è talmente ricco, goloso e vario che promette di saziare e soddisfare anche i palati più esigenti: dalle anteprime italiane dei documentari della sezione Diary and Family Movies, alla retrospettiva dedicata ad una icona del documentario musicale (e non solo) come Peter Whitehead; dagli omaggi a due innovatori (nei rispettivi campi) della televisione italiana: Enzo Biagi e Renzo Arbore, all'esplorazione, assieme ad Ascanio Celestini, di una forma nuova di racconto scenico della realtà; dalla riproposta di una stagione particolarmente innovativa nel documentario underground italiano, alla presentazione, con il nuovo concorso CortoDoc, di una nuova modalità di fruizione e distribuzione dei contenuti audiovisivi. Penserà il direttore Grosoli ad esporre meglio tutto; a noi non resta che ringraziare lui e tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione del Bellaria Film Festival e in particolar modo gli enti e le istituzioni che affiancano il Comune di Bellaria Igea Marina nel sostenere la nostra amata AnteprimaDoc. | |||
=== INTRODUZIONE === | |||
Di Fabrizio Grosoli | |||
Edizione numero 26 del BellariaFilm Festival. La terza che ha per titolo aggiunto: AnteprimaDoc. Arrivati al terzo anno non avvertiamo più l'esigenza di “giustificare” la scelta di campo chiara e netta a favore del cinema documentario. I film del reale sono lì, tra noi; fanno parte integrante della nostra esperienza di spettatori anche se contaminati da una struttura narrativa propria della finzione (che assume di per sé contorni e regole sempre più incerte), anche se “travestiti” da reportage televisivi (e questo perché il solo luogo in cui questi film sembrano non avere ancora uno statuto, un’esistenza riconosciuta, sono le televisioni italiane). Ci preme piuttosto evidenziare una sorta di fil rouge, o di scommessa, che percorre questa edizione del BFF: mostrare il nuovo del cinema documentario e insieme provare a raccontare le radici, i padri occultati e obliati in nome di un visibile sempre più monolitico e invece, a saperli ritrovare, carichi di tesori. Il nuovo è già riassunto dai 3 concorsi, dove non troverete tracce di esperanto televisivo standardizzato ma solo percorsi fortemente personali, anche se a volte esitanti e privi di sicurezze estetiche: AnteprimaDoc, dove ritroviamo i nomi di filmmaker che già abbiamo accompagnato davanti al pubblico in passato insieme a quelli di giovani sul talento dei quali vogliamo puntare ora; Premio Casa Rossa Doc che è ormai il riconoscimento più autentico dell’eccellenza nel settore, grazie a un vero e proprio referendum che segnala i 10 migliori film della stagione; CortoDoc, che è in qualche modo il nuovo del nuovo, a partire dal fatto che si tratta di una prima assoluta per il BFF. In questo caso l’idea di dedicare uno spazio specifico ai documentari fino a 10 minuti nasce anche dalla constatazione che esiste una ritrovata attenzione per le forme corte proprio da parte dei new media (tv internet, video on demand, tv user generated ecc.). E la volontà di stabilire e incrementare un possibile accesso dei filmmaker a un mercato così instabile e volatile come quello della non fiction creativa è da sempre una delle ambizioni del nostro festival. Sull’altro fronte, quello della riscoperta di un passato glorioso e soprattutto pedagogicamente attuale, non potevamo restare insensibili di fronte alle suggestioni di due anniversari: il '68, su cui tutto e troppo è stato detto, ma in tempi recenti con una sospetta e superficiale inclinazione revisionista, e il '78, che rappresenta — a partire dai tragici fatti di quell’anno nel nostro paese — proprio la fine, o l’inizio della fine, del movimento iniziato dieci anni prima aprendo così una nuova stagione sociale e culturale ancora tutto sommato poco indagata. Tra i cineasti che hanno non soltanto “interpretato”, ma letteralmente inventato le tensioni ed esplosioni creative del ’68 fino a imporne l'iconografia stessa, un posto certo non marginale occupa Peter Whitehead. Artista eccentrico quanto anti-intellettuale (il suo rapporto con il cinema è ripreso soltanto oggi, a trent'anni di distanza dal suo ultimo film), Whitehead ha non solo firmato due opere-manifesto, una sulla swinging London (Tonite Let's All Make Love in London) e l’altra sulle rivolte studentesche USA (The Fal), ma nel contempo ha contribuito a costruire l’immagine delle rock band dei sixties, Rolling Stones in primis, creando tra l’altro dal nulla l'estetica delle clip musicali ben prima dell'era video. Certo non possiamo attribuire al BFF la “riscoperta” di Whitehead, i suoi film stanno circolando da qualche tempo nei più innovativi festival internazionali. Ma è in ogni caso per noi motivo d'orgoglio presentare - insieme al Biografilm Festival, partner dell'iniziativa come già avvenne felicemente lo scorso anno per la retrospettiva Pennebaker - per la prima volta in Italia l'integrale del cineasta britannico (incluso il mitico e raro film sui Rolling Stones, bloccato fino ad oggi da una controversia con il manager del gruppo), nonché l'aver realizzato quella che è forse la prima monografia al mondo a lui dedicata (editore Derive & Approdi, a cura di Laura Buffoni e Cristina Piccino). Il '68 ritorna poi nelle tradizionali retrospettive sul documentario italiano, anche se attraverso una piccola selezione che volutamente non tocca i film apertamente militanti ma si concentra invece su meno note sperimentazioni dal tono autobiografico e diaristico inquadrate all’epoca nella cultura underground. In coerenza del resto con la ricerca che il BFF sta portando avanti da tre anni su questi temi e che si concretizza sia nella selezione internazionale che abbiamo chiamato Diary and Family Movies sia nel workshop sul riutilizzo dei film di famiglia nel cinema di oggi organizzato dall’Associazione Home Movies. E in fondo può essere considerata un’ulteriore conferma della vitalità espressiva degli anni Sessanta - non sembri riduttivo affermarlo - anche l'essenziale omaggio ad Enzo Biagi curato per noi dal suo amico e collaboratore Loris Mazzetti, dove emerge la figura di un Biagi non solo grandissimo giornalista (in questo caso) televisivo, ma straordinario documentarista tout court, inventore di un linguaggio spoglio ed estremamente efficace nelle inchieste memorabili dell’epoca. Quando si è trattato invece di riandare con la memoria al 1978, da subito si è fatta strada l’idea di rendere omaggio non a un film (come voleva la tradizione bellariese della Festa di Compleanno), ma alla Tv del periodo. Alla fine degli anni settanta la RAI non si era ancora omologata alla concorrenza delle Tv private come sarebbe avvenuto di lì a poco e c’era ancora spazio per produzioni sperimentali e palinsesti decisamente non convenzionali. Di quell'epoca abbiamo scelto solo due esempi, ma fortemente significativi. Da una parte le 5 puntate di La Macchina Cinema, il colossale documentario che ora ci appare con evidenza come la geniale testimonianza su un grande cinema in via di disfacimento come era allora quello italiano, firmato dal quartetto di per sé d'eccezione Bellocchio, Petraglia, Rulli, Agosti. Dall'altra uno dei programmi più innovativi e trasgressivi della storia della Tv italiana, L'Altra Domenica, che stravolgeva radicalmente le regole dell’intrattenimento televisivo facendosene beffe allegramente e che lanciò sotto la guida di un conduttore come Renzo Arbore una serie di giovani talenti tra cui il “critico cinematografico” Roberto Benigni. E’ grazie alla collaborazione reale dei canali Rai Sat (anche quest'anno sostenitori del BFF) e all'impegno personale del suo presidente Carlo Freccero, che durante il festival sarà possibile ricostruire il clima irripetibile di quell’esperienza di spettacolo in una serata live alla presenza di Arbore e di gran parte della sua “banda” d’allora. Resta da dire che quest'anno molto spazio è concesso anche a ciò che va oltre il momento della proiezione. Tutte le mattine saranno dedicate essenzialmente ad incontri sullo “stato delle cose” del documentario di oggi. L'ultima, quella di lunedì 9, sarà affidata a uno dei grandi del cinema del reale internazionale, Nicolas Philibert, che racconterà del rapporto tra autobiografia e soggetto filmato sulla base dell'esperienza del suo ultimo film Retour en Normandie a sua volta originato dal Moi, Pierre Rivière.... di René Allio del 1976. Le altre mattinate - organizzate in stretta collaborazione con gli amici della D.E-R e di Doc/It , le associazioni di categoria più importanti nel nostro territorio - vogliono fare il punto su questioni aperte: il ruolo dei festival per gli autori e il mercato, l’insegnamento del documentario tra scuola di base, università e corsi professionali, il rapporto tra scrittori che si muovono tra reportage e finzione e cineasti. In fondo, alla base di queste iniziative c'è il fatto che il BFF vuole sempre di più essere il luogo in cui “naturalmente” possano trovare a confrontarsi tutti coloro che al cinema del reale dedicano passione, lavoro, creatività o anche semplice intensa attenzione di spettatori. Il nostro obiettivo più desiderato sarà raggiunto se anche quest'anno Bellaria avrà saputo essere, per tutti una, accogliente, “Casa” del documentario. | |||
== CONCORSO ANTEPRIMADOC == | |||
=== La giuria === | |||
* '''Ascanio Celestini''' è nato a Roma nel 1972. I suoi spettacoli teatrali sono legati ad un lavoro di ricerca sul campo e indagano nella memoria di eventi e questioni legate alla storia recente e all'immaginario collettivo. La sua scrittura nasce sempre da un lavoro di indagine condotta attraverso lunghi periodi di interviste e di laboratori. Del 2000 sono Radio Clandestina e Cecafumo, del 2002 Fabbrica. Scemo di Guerra ha debuttato nel 2004 alla Biennale di Venezia. La Pecora Nera nel 2005. Nel 2004 ha girato il documentario Senza Paura e nel 2007 Parole Sante, presentato al BFF 2008. Ha lavorato a Radio3, mentre in ottobre ha partecipato al programma “Parla con me” di RAI3. Con Donzelli Editore ha pubblicato Cecafumo, Fabbrica e il libro-dvd Radio Clandestina. Con Einaudi il romanzo Storie di uno scemo di Guerra, La Pecora Nera e il libro-Dvd Scemo di Guerra. È stato attore e autore nella trasmissione “La storia siamo noi”. Attualmente sta portando in toumée Appunti per un film sulla lotta di classe. Il cd Parole sante (Ascanio Celestini, voce; Roberto Boarini, violoncello; Gianluca Casadei, fisarmonica; Matteo D'Agostino Chitarra) ha vinto il Premio Ciampi 2007 come Miglior debutto discografico dell’anno. | |||
* '''Guido Chiesa''' è nato a Torino nel 1959. Terminata l’Università, si e trasferito negli Stati Uniti dove negli anni Ottanta ha lavorato con Jim Jarmusch, Amos Poe, Michael Cimino e realizzato diversi cortometraggi, videoclip e lavori televisivi. Tornato in Italia, esordisce alla regia cinematografica con il lungometraggio Il caso Martello (1991). Alterna lavori di fiction e documentari. Tra i suoi film Babylon (1994), Materiale resistente (1995), Non mi basta mai (2000, coregia di Daniele Vicari), Una questione privata: vita di Giuseppe Fenoglio (1998), Il partigiano Johnny (2000), Alice è in paradiso (2002), Lavorare con lentezza (2004), Stessa spiaggia, stesso mare (2006), Kishe lone - La nostra chiesa (2007) e Le pere di Adamo, in concorso Premio Casa Rossa al BFF 2008. Per Sky Cinema ha realizzato quest'anno la serie “Quo Vadis Baby?”. | |||
* '''Gabriella Gallozzi''' è nata a Roma, dove vive e lavora. Giornalista de “l'Unità”. Dalla fine degli anni Ottanta si occupa di spettacoli e, in particolare, di cinema che segue anche da inviata ai festival di Cannes e Venezia. Per RAI3 ha collaborato con “Storie vere”, firmando il documentario Le ragazze della Nuova Polonia e come consulente per il programma “La base”. Attualmente sta realizzando, in collaborazione con l'Associazione Antonello Branca, un archivio per la raccolta delle videotestimonianze di tutte le partigiane italiane, “Voci di donne dalla resistenza”. | |||
* '''Francesco Piccolo''' è nato a Caserta nel 1964. Vive e lavora a Roma. Ha pubblicato Scrivere è un tic. I metodi degli scrittori (1994, edizioni minimum fax, ristampato nel 2006), Storie di primogeniti e figli unici (1996, Premio Berto e Premio Chiara), E se c'ero, dormivo (1998), Il tempo imperfetto (2000), Allegro occidentale (2003, finalista Premio Strega), tutti editi da Feltrinelli. Nel 2007 ha pubblicato L'Italia spensierata (Laterza). Collabora con vari quotidiani e riviste, tra cui “la Repubblica” e “Diario”. Per il cinema ha scritto sceneggiature per Paolo Virzì (My name is Tanino, Renato De Maria (Paz), Michele Placido (Ovunque se), Silvio Soldini (Giorni e Nuvole), Nanni Moretti (/ caimano) e Antonello Grimaldi (Caos calmo). Cura il laboratorio di sceneggiatura al D.A.M.S. della terza Università di Roma. | |||
* '''Alba Rohrwacher''' è nata a Firenze. Si è formata artisticamente all’Actors Studio. Nel 2003 si è diplomata al Centro Sperimentale di Cinematografia. Il suo debutto. l cinematografico è del 2004, nel film di Carlo Mazzacurati L'amore ritrovato. Nel 2005 recita per Luca Guadagnino È in Melissa P, nel 2007 si fa notare nel film di Daniele Luchetti Mio fratello è figlio unico, dove interpreta la sorella di Elio Germano e Riccardo Scamarcio. Il 2007 è un anno importante per la sua carriera sempre più in ascesa, infatti partecipa a Piano, solo di Riccardo Milani ed interpreta la figlia di Antonio Albanese e Margherita Buy in Giorni e nuvole di Silvio Soldini, ruolo per cui riceve il David di Donatello 2008 come migliore attrice non protagonista. Nel 2008 partecipa al film Riprendimi di Anna Negri, presentato al Sundance Film Festival, a Caos calmo di Antonello Grimaldi e a // padre di Giovanna di Pupi Avati. | |||
=== Film === | |||
* [[Il cammino del guerriero]] di Andreas Pichler | |||
* [[Dimmi qual è il colore del cielo]] di Marco Pozzi | |||
* [[Doble Forza Re: centering Periphery 01. Alamar. Cuba]] di Ogino Knauss | |||
* [[L'Été à Zedelbeek]] di Chiara Malta | |||
* [[Gancho Cruzado]] di Frediana Fornari | |||
* [[L'Italia chiamò]] di Leonardo Brogioni, Angelo Miotto, Matteo Scanni | |||
* [[Memoria Esterna]] di ZimmerFrei | |||
* [[Nera - not the promised land]] di Andrea Deaglio | |||
* [[Sgomberi]] di Michael Beltrami | |||
* [[Il terrorista]] di César Meneghetti | |||
* [[Tradurre]] di Pier Paolo Giarolo | |||
* [[Tramas]] di Augusto Contento | |||
* [[Welcome Bucarest]] di Claudio Giovannesi | |||
* [[Lo Zio Sem e il sogno bosniaco]] di Chiara Brambilla | |||
== PREMIO CASA ROSSA DOC == | |||
* [[ABC Colombia]] di Enrica Colusso | |||
* [[Biùtiful cauntri]] di Esmeralda Calabria, Andrea D'Ambrosio e Giuseppe Ruggiero | |||
* [[Ghiro Ghiro tondo]] di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi | |||
* [[Houcine - OPV, i diari del ritorno]] di Leonardo Di Costanzo | |||
* [[Imatra - Confini d'Europa #3]] di Corso Salani | |||
* [[Improvvisamente l'inverno scorso]] di Gustav Hofer e Luca Ragazzi | |||
* [[Il passaggio della linea]] di Pietro Marcello | |||
* [[Le pere di Adamo]] di Guido Chiesa | |||
* [[I promessi sposi]] di Massimo D'Anolfi e Martina Parenti | |||
* [[Vogliamo anche le rose]] di Alina Marazzi | |||
* | |||
[[Categoria:Edizione]] | [[Categoria:Edizione]] | ||
[[Categoria:2008]] | [[Categoria:2008]] | ||
Versione delle 11:32, 3 apr 2025
Enti promotori
Comune di Bellaria Igea Marina, Assessorato alla Cultura, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Direzione generale per il cinema, Regione Emilia Romagna, Provincia di Rimini, Associazione Close-Up
Direzione

Direzione artistica
Fabrizio Grosoli
Direzione organizzativa
Michela Mercuri
Segreteria, ricerca film e ospitalità
Cristiana Agostini, Nicoletta Casali, Sara Pierantozzi
Ufficio Stampa
Catia Donini, Barbara Perversi
Catalogo
Giorgia Brianzoli, Antonio Tolo
Immagine di copertina
Lorenzo Mattotti
Sigla
Alessio Fattori con musica originale di Sergio Loggia
Proiezioni
Bruno Miselli, Angela Miselli, Ugo Baracchi, Marco Davolio
PRESENTAZIONE
È motivo di grande soddisfazione ritrovarsi anche quest'anno, qui a Bellaria Igea Marina, per festeggiare assieme il cinema italiano Indipendente. Non è un caso se cl riferiamo al cinema italiano tout-court: riteniamo, Infatti, che il documentario, oggi, sia la forma d'espressione cinematografica più adatta (e libera) per raccontare e interpretare i cambiamenti in atto nel mondo. È il cinema della realtà, che, avvicinandoci e mostrandoci senza giudizi precostituiti le cose e i fenomeni di una società che ci appare sempre più frequentemente caotica, insensata, incomprensibile, ci fornisce le chiavi di lettura per riconoscerla, comprenderla, cambiarla. La stessa attualità di queste ore, in qualche modo, sembra confermarcelo: a Cannes hanno ricevuto riconoscimenti importanti due film italiani (di “finzione”, certo, ma) che fanno dell'attenzione verso temi sociali e del linguaggio asciutto mutuato dal cinema della realtà i loro punti di forza: Gomorra e Il divo. Noi a Bellaria Igea Marina abbiamo avuto la fortuna (e forse l'intuito e la capacità di riconoscere | talenti, quando li incrociamo) di aver premiato in passato sia Matteo Garrone che Paolo Sorrentino, vincitori entrambi del Premio Casa Rossa. L'ennesima conferma per un festival come il nostro che vuole essere ancora e sempre “Anteprima”, Detto questo, il menù che il direttore Grosoli ha preparato è talmente ricco, goloso e vario che promette di saziare e soddisfare anche i palati più esigenti: dalle anteprime italiane dei documentari della sezione Diary and Family Movies, alla retrospettiva dedicata ad una icona del documentario musicale (e non solo) come Peter Whitehead; dagli omaggi a due innovatori (nei rispettivi campi) della televisione italiana: Enzo Biagi e Renzo Arbore, all'esplorazione, assieme ad Ascanio Celestini, di una forma nuova di racconto scenico della realtà; dalla riproposta di una stagione particolarmente innovativa nel documentario underground italiano, alla presentazione, con il nuovo concorso CortoDoc, di una nuova modalità di fruizione e distribuzione dei contenuti audiovisivi. Penserà il direttore Grosoli ad esporre meglio tutto; a noi non resta che ringraziare lui e tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione del Bellaria Film Festival e in particolar modo gli enti e le istituzioni che affiancano il Comune di Bellaria Igea Marina nel sostenere la nostra amata AnteprimaDoc.
INTRODUZIONE
Di Fabrizio Grosoli
Edizione numero 26 del BellariaFilm Festival. La terza che ha per titolo aggiunto: AnteprimaDoc. Arrivati al terzo anno non avvertiamo più l'esigenza di “giustificare” la scelta di campo chiara e netta a favore del cinema documentario. I film del reale sono lì, tra noi; fanno parte integrante della nostra esperienza di spettatori anche se contaminati da una struttura narrativa propria della finzione (che assume di per sé contorni e regole sempre più incerte), anche se “travestiti” da reportage televisivi (e questo perché il solo luogo in cui questi film sembrano non avere ancora uno statuto, un’esistenza riconosciuta, sono le televisioni italiane). Ci preme piuttosto evidenziare una sorta di fil rouge, o di scommessa, che percorre questa edizione del BFF: mostrare il nuovo del cinema documentario e insieme provare a raccontare le radici, i padri occultati e obliati in nome di un visibile sempre più monolitico e invece, a saperli ritrovare, carichi di tesori. Il nuovo è già riassunto dai 3 concorsi, dove non troverete tracce di esperanto televisivo standardizzato ma solo percorsi fortemente personali, anche se a volte esitanti e privi di sicurezze estetiche: AnteprimaDoc, dove ritroviamo i nomi di filmmaker che già abbiamo accompagnato davanti al pubblico in passato insieme a quelli di giovani sul talento dei quali vogliamo puntare ora; Premio Casa Rossa Doc che è ormai il riconoscimento più autentico dell’eccellenza nel settore, grazie a un vero e proprio referendum che segnala i 10 migliori film della stagione; CortoDoc, che è in qualche modo il nuovo del nuovo, a partire dal fatto che si tratta di una prima assoluta per il BFF. In questo caso l’idea di dedicare uno spazio specifico ai documentari fino a 10 minuti nasce anche dalla constatazione che esiste una ritrovata attenzione per le forme corte proprio da parte dei new media (tv internet, video on demand, tv user generated ecc.). E la volontà di stabilire e incrementare un possibile accesso dei filmmaker a un mercato così instabile e volatile come quello della non fiction creativa è da sempre una delle ambizioni del nostro festival. Sull’altro fronte, quello della riscoperta di un passato glorioso e soprattutto pedagogicamente attuale, non potevamo restare insensibili di fronte alle suggestioni di due anniversari: il '68, su cui tutto e troppo è stato detto, ma in tempi recenti con una sospetta e superficiale inclinazione revisionista, e il '78, che rappresenta — a partire dai tragici fatti di quell’anno nel nostro paese — proprio la fine, o l’inizio della fine, del movimento iniziato dieci anni prima aprendo così una nuova stagione sociale e culturale ancora tutto sommato poco indagata. Tra i cineasti che hanno non soltanto “interpretato”, ma letteralmente inventato le tensioni ed esplosioni creative del ’68 fino a imporne l'iconografia stessa, un posto certo non marginale occupa Peter Whitehead. Artista eccentrico quanto anti-intellettuale (il suo rapporto con il cinema è ripreso soltanto oggi, a trent'anni di distanza dal suo ultimo film), Whitehead ha non solo firmato due opere-manifesto, una sulla swinging London (Tonite Let's All Make Love in London) e l’altra sulle rivolte studentesche USA (The Fal), ma nel contempo ha contribuito a costruire l’immagine delle rock band dei sixties, Rolling Stones in primis, creando tra l’altro dal nulla l'estetica delle clip musicali ben prima dell'era video. Certo non possiamo attribuire al BFF la “riscoperta” di Whitehead, i suoi film stanno circolando da qualche tempo nei più innovativi festival internazionali. Ma è in ogni caso per noi motivo d'orgoglio presentare - insieme al Biografilm Festival, partner dell'iniziativa come già avvenne felicemente lo scorso anno per la retrospettiva Pennebaker - per la prima volta in Italia l'integrale del cineasta britannico (incluso il mitico e raro film sui Rolling Stones, bloccato fino ad oggi da una controversia con il manager del gruppo), nonché l'aver realizzato quella che è forse la prima monografia al mondo a lui dedicata (editore Derive & Approdi, a cura di Laura Buffoni e Cristina Piccino). Il '68 ritorna poi nelle tradizionali retrospettive sul documentario italiano, anche se attraverso una piccola selezione che volutamente non tocca i film apertamente militanti ma si concentra invece su meno note sperimentazioni dal tono autobiografico e diaristico inquadrate all’epoca nella cultura underground. In coerenza del resto con la ricerca che il BFF sta portando avanti da tre anni su questi temi e che si concretizza sia nella selezione internazionale che abbiamo chiamato Diary and Family Movies sia nel workshop sul riutilizzo dei film di famiglia nel cinema di oggi organizzato dall’Associazione Home Movies. E in fondo può essere considerata un’ulteriore conferma della vitalità espressiva degli anni Sessanta - non sembri riduttivo affermarlo - anche l'essenziale omaggio ad Enzo Biagi curato per noi dal suo amico e collaboratore Loris Mazzetti, dove emerge la figura di un Biagi non solo grandissimo giornalista (in questo caso) televisivo, ma straordinario documentarista tout court, inventore di un linguaggio spoglio ed estremamente efficace nelle inchieste memorabili dell’epoca. Quando si è trattato invece di riandare con la memoria al 1978, da subito si è fatta strada l’idea di rendere omaggio non a un film (come voleva la tradizione bellariese della Festa di Compleanno), ma alla Tv del periodo. Alla fine degli anni settanta la RAI non si era ancora omologata alla concorrenza delle Tv private come sarebbe avvenuto di lì a poco e c’era ancora spazio per produzioni sperimentali e palinsesti decisamente non convenzionali. Di quell'epoca abbiamo scelto solo due esempi, ma fortemente significativi. Da una parte le 5 puntate di La Macchina Cinema, il colossale documentario che ora ci appare con evidenza come la geniale testimonianza su un grande cinema in via di disfacimento come era allora quello italiano, firmato dal quartetto di per sé d'eccezione Bellocchio, Petraglia, Rulli, Agosti. Dall'altra uno dei programmi più innovativi e trasgressivi della storia della Tv italiana, L'Altra Domenica, che stravolgeva radicalmente le regole dell’intrattenimento televisivo facendosene beffe allegramente e che lanciò sotto la guida di un conduttore come Renzo Arbore una serie di giovani talenti tra cui il “critico cinematografico” Roberto Benigni. E’ grazie alla collaborazione reale dei canali Rai Sat (anche quest'anno sostenitori del BFF) e all'impegno personale del suo presidente Carlo Freccero, che durante il festival sarà possibile ricostruire il clima irripetibile di quell’esperienza di spettacolo in una serata live alla presenza di Arbore e di gran parte della sua “banda” d’allora. Resta da dire che quest'anno molto spazio è concesso anche a ciò che va oltre il momento della proiezione. Tutte le mattine saranno dedicate essenzialmente ad incontri sullo “stato delle cose” del documentario di oggi. L'ultima, quella di lunedì 9, sarà affidata a uno dei grandi del cinema del reale internazionale, Nicolas Philibert, che racconterà del rapporto tra autobiografia e soggetto filmato sulla base dell'esperienza del suo ultimo film Retour en Normandie a sua volta originato dal Moi, Pierre Rivière.... di René Allio del 1976. Le altre mattinate - organizzate in stretta collaborazione con gli amici della D.E-R e di Doc/It , le associazioni di categoria più importanti nel nostro territorio - vogliono fare il punto su questioni aperte: il ruolo dei festival per gli autori e il mercato, l’insegnamento del documentario tra scuola di base, università e corsi professionali, il rapporto tra scrittori che si muovono tra reportage e finzione e cineasti. In fondo, alla base di queste iniziative c'è il fatto che il BFF vuole sempre di più essere il luogo in cui “naturalmente” possano trovare a confrontarsi tutti coloro che al cinema del reale dedicano passione, lavoro, creatività o anche semplice intensa attenzione di spettatori. Il nostro obiettivo più desiderato sarà raggiunto se anche quest'anno Bellaria avrà saputo essere, per tutti una, accogliente, “Casa” del documentario.
CONCORSO ANTEPRIMADOC
La giuria
- Ascanio Celestini è nato a Roma nel 1972. I suoi spettacoli teatrali sono legati ad un lavoro di ricerca sul campo e indagano nella memoria di eventi e questioni legate alla storia recente e all'immaginario collettivo. La sua scrittura nasce sempre da un lavoro di indagine condotta attraverso lunghi periodi di interviste e di laboratori. Del 2000 sono Radio Clandestina e Cecafumo, del 2002 Fabbrica. Scemo di Guerra ha debuttato nel 2004 alla Biennale di Venezia. La Pecora Nera nel 2005. Nel 2004 ha girato il documentario Senza Paura e nel 2007 Parole Sante, presentato al BFF 2008. Ha lavorato a Radio3, mentre in ottobre ha partecipato al programma “Parla con me” di RAI3. Con Donzelli Editore ha pubblicato Cecafumo, Fabbrica e il libro-dvd Radio Clandestina. Con Einaudi il romanzo Storie di uno scemo di Guerra, La Pecora Nera e il libro-Dvd Scemo di Guerra. È stato attore e autore nella trasmissione “La storia siamo noi”. Attualmente sta portando in toumée Appunti per un film sulla lotta di classe. Il cd Parole sante (Ascanio Celestini, voce; Roberto Boarini, violoncello; Gianluca Casadei, fisarmonica; Matteo D'Agostino Chitarra) ha vinto il Premio Ciampi 2007 come Miglior debutto discografico dell’anno.
- Guido Chiesa è nato a Torino nel 1959. Terminata l’Università, si e trasferito negli Stati Uniti dove negli anni Ottanta ha lavorato con Jim Jarmusch, Amos Poe, Michael Cimino e realizzato diversi cortometraggi, videoclip e lavori televisivi. Tornato in Italia, esordisce alla regia cinematografica con il lungometraggio Il caso Martello (1991). Alterna lavori di fiction e documentari. Tra i suoi film Babylon (1994), Materiale resistente (1995), Non mi basta mai (2000, coregia di Daniele Vicari), Una questione privata: vita di Giuseppe Fenoglio (1998), Il partigiano Johnny (2000), Alice è in paradiso (2002), Lavorare con lentezza (2004), Stessa spiaggia, stesso mare (2006), Kishe lone - La nostra chiesa (2007) e Le pere di Adamo, in concorso Premio Casa Rossa al BFF 2008. Per Sky Cinema ha realizzato quest'anno la serie “Quo Vadis Baby?”.
- Gabriella Gallozzi è nata a Roma, dove vive e lavora. Giornalista de “l'Unità”. Dalla fine degli anni Ottanta si occupa di spettacoli e, in particolare, di cinema che segue anche da inviata ai festival di Cannes e Venezia. Per RAI3 ha collaborato con “Storie vere”, firmando il documentario Le ragazze della Nuova Polonia e come consulente per il programma “La base”. Attualmente sta realizzando, in collaborazione con l'Associazione Antonello Branca, un archivio per la raccolta delle videotestimonianze di tutte le partigiane italiane, “Voci di donne dalla resistenza”.
- Francesco Piccolo è nato a Caserta nel 1964. Vive e lavora a Roma. Ha pubblicato Scrivere è un tic. I metodi degli scrittori (1994, edizioni minimum fax, ristampato nel 2006), Storie di primogeniti e figli unici (1996, Premio Berto e Premio Chiara), E se c'ero, dormivo (1998), Il tempo imperfetto (2000), Allegro occidentale (2003, finalista Premio Strega), tutti editi da Feltrinelli. Nel 2007 ha pubblicato L'Italia spensierata (Laterza). Collabora con vari quotidiani e riviste, tra cui “la Repubblica” e “Diario”. Per il cinema ha scritto sceneggiature per Paolo Virzì (My name is Tanino, Renato De Maria (Paz), Michele Placido (Ovunque se), Silvio Soldini (Giorni e Nuvole), Nanni Moretti (/ caimano) e Antonello Grimaldi (Caos calmo). Cura il laboratorio di sceneggiatura al D.A.M.S. della terza Università di Roma.
- Alba Rohrwacher è nata a Firenze. Si è formata artisticamente all’Actors Studio. Nel 2003 si è diplomata al Centro Sperimentale di Cinematografia. Il suo debutto. l cinematografico è del 2004, nel film di Carlo Mazzacurati L'amore ritrovato. Nel 2005 recita per Luca Guadagnino È in Melissa P, nel 2007 si fa notare nel film di Daniele Luchetti Mio fratello è figlio unico, dove interpreta la sorella di Elio Germano e Riccardo Scamarcio. Il 2007 è un anno importante per la sua carriera sempre più in ascesa, infatti partecipa a Piano, solo di Riccardo Milani ed interpreta la figlia di Antonio Albanese e Margherita Buy in Giorni e nuvole di Silvio Soldini, ruolo per cui riceve il David di Donatello 2008 come migliore attrice non protagonista. Nel 2008 partecipa al film Riprendimi di Anna Negri, presentato al Sundance Film Festival, a Caos calmo di Antonello Grimaldi e a // padre di Giovanna di Pupi Avati.
Film
- Il cammino del guerriero di Andreas Pichler
- Dimmi qual è il colore del cielo di Marco Pozzi
- Doble Forza Re: centering Periphery 01. Alamar. Cuba di Ogino Knauss
- L'Été à Zedelbeek di Chiara Malta
- Gancho Cruzado di Frediana Fornari
- L'Italia chiamò di Leonardo Brogioni, Angelo Miotto, Matteo Scanni
- Memoria Esterna di ZimmerFrei
- Nera - not the promised land di Andrea Deaglio
- Sgomberi di Michael Beltrami
- Il terrorista di César Meneghetti
- Tradurre di Pier Paolo Giarolo
- Tramas di Augusto Contento
- Welcome Bucarest di Claudio Giovannesi
- Lo Zio Sem e il sogno bosniaco di Chiara Brambilla
PREMIO CASA ROSSA DOC
- ABC Colombia di Enrica Colusso
- Biùtiful cauntri di Esmeralda Calabria, Andrea D'Ambrosio e Giuseppe Ruggiero
- Ghiro Ghiro tondo di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi
- Houcine - OPV, i diari del ritorno di Leonardo Di Costanzo
- Imatra - Confini d'Europa #3 di Corso Salani
- Improvvisamente l'inverno scorso di Gustav Hofer e Luca Ragazzi
- Il passaggio della linea di Pietro Marcello
- Le pere di Adamo di Guido Chiesa
- I promessi sposi di Massimo D'Anolfi e Martina Parenti
- Vogliamo anche le rose di Alina Marazzi